Il lockdown è stato un’occasione costruttiva per affrontare la sfida del digitale. Uno stimolo per immaginare il futuro degli spazi mettendo al centro design e tecnologia e coinvolgendo i più importanti player sui temi workplace, education, hospitality, retail e public spaces.
Il risultato è stata una traccia intellettuale in grado di farci visualizzare una nuova narrazione del settore, nonché il superamento di modelli obsoleti grazie alla possibilità di sfruttare il potenziale della tecnologia a disposizione oggi.
   
L’OPEN INNOVATION PER CREARE INNOVAZIONE ECOSISTEMICA
Negli ultimi anni sono molte le aziende che hanno messo l’open innovation al centro delle proprie scelte strategiche, sperimentando una profonda trasformazione al proprio interno e nei rapporti con l’esterno.
L’open innovation o innovazione aperta, è un approccio strategico e culturale in base al quale le imprese, per creare più valore e competere meglio sul mercato, scelgono di affidarsi a un modello di innovazione che non tenga conto solo delle idee e delle risorse interne, ma anche di strumenti e competenze provenienti dall’esterno, in particolare da startup, università, istituti di ricerca, consulenti e aziende non concorrenti.
Le aziende hanno compreso che è necessario sviluppare un approccio all’innovazione più distribuito, più partecipativo, più decentralizzato.
L’open innovation, infatti, può dimostrarsi il modo più redditizio per innovare, in quanto riduce i costi e aumenta la differenziazione nel mercato creando nuove soluzioni di business e accelerando il time to market.
   
INVESTIRE IN SMART MANUFACTURING
Smart manufacturing significa rivoluzionare i tempi e i modi della produzione, portando nella fabbrica tecnologie e strategie che rientrano sotto il più ampio framework di Industria 4.0. L’obiettivo è ottimizzare i Prodotti, i Processi e le Persone, le cosiddette 3P. Per farlo è necessario cambiare prospettiva, sfruttando il digitale per lavorare su nuovi livelli di integrazione e di relazione, mantenendo però la customer centricity.
   
Le parole chiave della produzione intelligente: flessibilità, condivisione, collaborazione.
   
Arrital, che vanta un impianto logistico e produttivo di 58 mila metri quadrati e una rete di oltre 200 collaboratori, ha continuato a investire anche durante la pandemia destinando circa 5 milioni di euro all’ammodernamento e allineamento degli impianti produttivi con l’acquisto di nuovi macchinari.
   
“Nel piano industriale a tre anni 2021-2023 – spiega il General Manager Christian Dal Bo – abbiamo individuato 33 processi di miglioramento che incideranno sia sulla parte produttiva che sugli uffici. I primi interventi riguarderanno la mappatura dei processi aziendali per individuare e risolvere le nostre fragilità: dalla riqualifica dell’ufficio acquisti al supporto informatico. Stiamo creando una direzione ‘operations’ con una ‘supply chain’ che ci permetterà di monitorare tutte le fasi del ciclo produttivo”.

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