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Talk No.3 // Preview
Intervista a AMDL CIRCLE

Il nuovo Showcase Arrital a Milano è un ecosistema multifunzionale in divenire, in linea con la visione dell’Azienda e frutto dell’innovativo concept di AMDL CIRCLE: Cultivate Connections, Cultivate Flavours. Una location che non è solo vetrina, ma soprattutto luogo di ispirazione, di esperienzialità, di sensorialità diffusa. Un palcoscenico trasformabile che coltiva connessioni e sapori. Ruben Modigliani, Direttore di IFDM – che ha collaborato alla realizzazione del magazine Talk di Arrital – ha conversato con AMDL CIRCLE (Nicholas Bewick, Art Director, Davide Angeli, Deputy Managing Director e Leonie Kutschale, Architect and Interior Designer) per scoprire curiosità e retroscena di questo straordinario progetto.

Ruben Modigliani: Qual è stato il punto di partenza concettuale?

Nicholas Bewick: L’edificio e la sua storia. Tutto è nato da qui. Negli ultimi anni il quartiere di San Babila è stato un vero cantiere. Ma è una zona molto bella di Milano, che ha mantenuto un senso di modernità degli anni ’50, con le sue facciate in metallo. È stata una bella sorpresa scoprire che qui si nascondeva un edificio di Magistretti, e per noi è stato dunque fondamentale rispettare il suo passato e la sua storicità.

Leonie Kutschale: Ad esso abbiamo poi implementato l’identità del cliente. Siamo stati in sede da Arrital e abbiamo potuto vedere la sua produzione: siamo rimasti davvero impressionati per la loro innovazione e tecnologia. Era quindi per noi importante integrare questo approccio peculiare dell’azienda al nuovo store, che doveva riflettere la visione aziendale di guardare al futuro e sperimentare.

Ruben Modigliani: Come si è tradotto allora questo approccio all’interno dello spazio?

Davide Angeli: Siamo partiti dalla domanda: come sarà la cucina domani? Un tempo era il luogo dove semplicemente si cucinava, poi è diventato cuore della casa dove si incontrano le persone. Dalle nostre ricerche abbiamo immaginato che in futuro la cucina sarà non solo il luogo dove consumare il cibo, ma persino dove si produce. Guardando avanti, pensiamo alla cucina come esperienza sociale legata al cibo: qui lo produco, lo elaboro, lo preparo, lo sistemo, lo impiatto e lo consumiamo insieme. Come una piccola fabbrica, un luogo dove appunto “Cultivate Connections, Cultivate Flavours”, ossia coltivare sapori, preparandoli e mangiandoli, ma anche creare connessioni attorno a un tavolo.

Ruben Modigliani: Ed è questa idea di connessione che definisce gli spazi?

Davide Angeli: Sì, lo Showcase Arrital è pensato per ospitare diverse forme di incontro. Al piano terra l’ambiente è più scenografico con un’unica, enorme cucina con un orto sospeso, a cui seguono spazi con funzioni molto diverse: un palcoscenico al piano meno uno per talk o incontri informali, come fosse una piazza; c’è una sala/atelier dove i designer possono progettare, con materiali, supporti, disegni, e incontrare il cliente. Al piano superiore ci sono poi spazi privati ma comunicanti fra loro che si aprono anche al living. Come una casa contemporanea. La stessa disposizione delle cucine è pensata per comunicare questa idea: in un solo colpo d’occhio vedo sempre e solo una cucina alla volta, come una vera e propria casa.

Ruben Modigliani: Il palcoscenico qui creato mi rimanda al Teatro Franco Parenti che il vostro studio ha riprogettato…

Davide Angeli: Assolutamente, c’è una correlazione. Tutto per noi è una grande scenografia: nel nostro modo di vivere gli spazi, mettiamo in scena chi siamo e chi vogliamo essere a seconda degli ambienti, e noi, disegnando ambienti, disegniamo comportamenti e influenziamo il comportamento. Speriamo che i visitatori godano questo spazio come un teatro di cucine e non solo. Uno spazio aperto, il più possibile flessibile e trasformabile nel tempo.

Ruben Modigliani: Qual è allora il fulcro dello spazio?

Leonie Kutschale: Due elementi, l’orto e la scala rossa. L’orto offre un legame con la cucina e con un concetto di benessere. La scala rossa ha invece ruolo di connessione verticale unendo i tre piani per 16 mt totali, mentre il colore rosso omaggia il lavoro di Magistretti. Due segni che rivelano ancora la volontà di creare connessioni.
 

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